Torna alla Home Page

Psicosomatica: Generalità >> Le Malattie psicosomatiche >>

Disturbi: Somatizzazione >> Conversione >> Ipocondriaco >> Algico (Dolore psicogeno) >>

Dismorfismo (Dismorfofobia)

 

Disturbo di Conversione (Isteria)

Il disturbo di conversione (noto anche come 'isteria' o 'nevrosi isterica') è caratterizzato dalla presenza di uno o più sintomi neurologici (ad es., paralisi, cecità e parestesie) che non possono essere spiegati da una malattia neurologica o internistica nota. Inoltre, la diagnosi richiede che all'esordio dei sintomi siano associati fattori psicologici.

La sindrome, attualmente definita disturbo di conversione, era in origine associata alla sindrome ora nota come disturbo di somatizzazione e generalmente definita isteria, reazione di conversione o reazione dissociativa.

Attualmente si limita la diagnosi di disturbo di conversione ai sintomi che coinvolgono una funzione volontaria motoria o sensitiva, cioè ai sintomi neurologici e laddove il medico non è in grado di spiegare i sintomi neurologici sulla base di qualche malattia neurologica nota.

La diagnosi di disturbo di conversione richiede dunque che il medico identifichi un'associazione necessaria e indispensabile tra la causa del sintomo neurologico ed i fattori psicologici.

Caratteristiche cliniche

Paralisi, cecità e mutismo sono i sintomi più comuni del disturbo di conversione.

Sintomi sensitivi: nel disturbo di conversione, sono comuni l'anestesia e le parestesie, localizzate soprattutto agli arti. Tutti i sistemi sensitivi possono essere coinvolti e la distribuzione delle alterazioni è solitamente incongrua con quella delle malattie neurologiche centrali o periferiche. Pertanto, si possono osservare le caratteristiche anestesie a calza e a guanto ai piedi e alle mani oppure un'emianestesia che inizia esattamente lungo la linea mediana.
I sintomi del disturbo di conversione possono coinvolgere gli organi speciali di senso, producendo sordità, cecità e visione a cannocchiale, ed essere monolaterali o bilaterali. Tuttavia, l'esame neurologico rivela che le vie sensitive sono integre. Nella cecità da disturbo di conversione, ad esempio, i soggetti riescono a camminare senza riportare urti o danni, le pupille reagiscono alla luce e i potenziali evocati corticali sono normali.

Sintomi motori: i sintomi motori comprendono movimenti abnormi, disturbi della marcia, debolezza e paralisi. Possono essere presenti tremori grossolani e ritmici, movimenti coreiformi, tic e sobbalzi. I movimenti generalmente peggiorano quando l'attenzione è focalizzata su di essi. Un tipo di disturbo della marcia osservato nel disturbo di conversione è l'astasia-abasia, che è una deambulazione vistosamente atassica, vacillante, accompagnata da movimenti del tronco grossolani, irregolari e a scatti e da movimenti delle braccia a scatti e ondeggianti. I pazienti con questi sintomi raramente cadono; se succede, generalmente non si fanno male.
Altri disturbi motori comuni sono paralisi o paresi interessanti uno, due o tutti e quattro gli arti, anche se la distribuzione dei muscoli coinvolti non è congrua con le vie neurologiche. I riflessi restano normali, il paziente non ha fascicolazioni né atrofie muscolari (con eccezione delle paralisi di conversione di vecchia data) e i reperti elettromiografici sono normali.

Sintomi epilettici: Le pseudocrisi sono un altro sintomo del disturbo di conversione. Il medico può avere difficoltà a differenziare solo sulla base clinica una pseudocrisi da una crisi comiziale vera. Inoltre, circa un terzo dei soggetti con pseudocrisi ha anche un concomitante disturbo epilettico.

Una particolare menzione merita il fenomeno conosciuto come 'LA BELLE INDIFFÉRENCE'. La belle indifférence è l'atteggiamento del paziente inappropriatamente indifferente nei confronti di un sintomo grave; cioè il soggetto sembra non essere preoccupato da quello che appare come un deficit importante.
Tale indifferenza fatua può mancare in alcuni pazienti con disturbo di conversione. La presenza o l'assenza di belle indifferente è tuttavia un parametro inadeguato per valutare se un individuo ha un disturbo di conversione.

*****

Altri approfondimenti

Diagnosi differenziale

Uno dei principali problemi nella diagnosi del disturbo di conversione è la difficoltà a escludere definitivamente una malattia organica.

Disturbi medici non psichiatrici concomitanti sono comuni nei pazienti ospedalizzati per disturbo di conversione e l'evidenza di un disturbo neurologico intercorrente o precedente o di una malattia sistemica che interessa il cervello è stata riportata nel 18-64% di questi pazienti. Si stima che il 25-50% dei soggetti classificati come affetti da disturbo di conversione abbia ricevuto in passato una diagnosi di disturbi neurologici o medici non psichiatrici che avrebbero potuto essere la causa iniziale dei sintomi. Pertanto, in tutti i casi è necessario un attento approfondimento diagnostico medico e neurologico.

Nella diagnosi differenziale devono essere considerati i disturbi neurologici (come la demenza e altre malattie degenerative), i tumori cerebrali e le malattie dei gangli della base: ad esempio, la debolezza può essere confusa con la miastenia gravis, la polimiosite, le miopatie acquisite o la sclerosi multipla. La neurite ottica può erroneamente essere diagnosticata come cecità da disturbo di conversione. Altre malattie che possono generare sintomi incerti sono la sindrome di Guillain-Barre, la malattia di Creutzfeldt-Jakob, la paralisi periodica e le iniziali manifestazioni dell'AIDS.

I sintomi sensorimotori si manifestano anche nel disturbo di somatizzazione (vedi), che tuttavia è un'affezione cronica che inizia in età precoce e comprende sintomi di molti altri sistemi d'organo.

Nell'ipocondria (vedi) il paziente non ha una vera e propria perdita o alterazione del funzionamento; i disturbi somatici hanno andamento cronico e non sono limitati ai sintomi neurologici e sono presenti i caratteristici atteggiamenti e le convinzioni dell'ipocondria.

Se i disturbi del soggetto sono limitati al dolore, può essere posta diagnosi di disturbo algico (vedi).

Coloro che lamentano disturbi limitati alla sfera sessuale sono classificati come affetti da disfunzioni sessuali (vedi), più che da un disturbo di conversione.

Trattamento

La risoluzione dei sintomi del disturbo di conversione è di solito spontanea, anche se probabilmente è facilitata da una terapia di supporto introspettiva; il più importante aspetto della terapia è l'instaurazione di una relazione terapeutica nella quale il terapista guidi con autorità e assista il paziente. Con gli individui resistenti all'idea di una psicoterapia, il medico può suggerire che la psicoterapia sarà focalizzata sullo stress e la capacità di affrontarlo.

Gli approcci psicodinamici comprendono la psicoterapia ad orientamento introspettivo, in cui il paziente esplora i conflitti intrapsichici legati al disturbo di conversione.

Nel trattamento del disturbo di conversione sono anche state usate forme brevi e dirette di psicoterapia a breve termine. Il trattamento sarà tanto più difficile quanto più a lungo i pazienti con disturbo di conversione sono stati nel ruolo di malati e quanto più sono in questo regrediti.

Nota importante:
Le informazioni riportate in questo sito e le note cliniche riferite non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza l'esplicito parere del proprio medico di fiducia. Il presente sito non svolge infatti funzioni che possano essere considerate come sostitutive di qualsivoglia attività diagnostica nè terapeutica.

 

 

Ultima modifica: 14/09/2012