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Dismorfismo (Dismorfofobia)

 

La medicina psicosomatica

In un'accezione ristretta, con questo termine si intende quella branca della medicina che si occupa di disturbi organici che, non rivelando alla base una lesione anatomica o un difetto funzionale, sono ricondotti ad un'origine psicologica. In tale ambito si distinguono diverse malattie psicosomatiche (vedi).

In un'accezione più ampia si intende invece quella concezione che, oltrepassando il dualismo psicofisico che, secondo il modello cartesiano, separa il corpo dalla mente, guarda all'uomo come a un tutto unitario dove la malattia si manifesta a livello organico come sintomo e a livello psicologico come disagio. Adottando questo punto di vista, la medicina psicosomatica ribalta lo schema eziologico classico, che prevedeva la lesione dell'organo quale causa della sua disfunzione, a sua volta causa della malattia, nello schema secondo cui il mantenersi di uno stress funzionale, che ha la sua origine nella vita quotidiana dell'individuo in lotta per l'esistenza, genera quella disfunzione dell'organo, causa della lesione, a sua volta causa della malattia.

 

Le ipotesi teoriche sulle malattie psicosomatiche

Secondo Freud il disturbo psicosomatico è l'esito di un conflitto psichico tra la pulsione che tende alla soddisfazione del desiderio e l'istanza difensiva che tende alla sua repressione. Il sintomo organico nella malattia psicosomatica è «significante» perché in esso è leggibile la soddisfazione deformata e parziale della pulsione e le esigenze di rimozione.

Secondo Groddeck ogni processo patologico è un processo difensivo in cui il malato può rifugiarsi proteggendosi dal mondo esterno che lo umilia o che esige da lui prestazioni che superano le sue capacità. Il processo patologico è quindi, a parere di Groddeck, un percorso simbolico in cui sono leggibili le difficoltà che ciascuno incontra a essere al mondo. «Mi sono convinto - scrive Groddeck - che la distinzione tra anima e corpo è solo verbale e non sostanziale, che corpo e anima costituiscono un tutto unico, e che in questa totalità è nascosto un Es, una forza da cui veniamo vissuti, mentre crediamo di essere noi a vivere»

Per Reich tutti i processi biologici seguono il binario di carica e scarica nella formula: tensione meccanica, carica elettrica, scarica elettrica e distensione meccanica. Quando la scarica è impedita, tutto l'organismo vive in uno stato di carica senza sfogo; se questa condizione diventa uno stato cronico, si forma a livello psichico una corazza caratteriale e a livello fisico una corazza muscolare. Queste armature sono una continua operazione di controllo delle emozioni e una potente struttura di difesa da esse. I disturbi organici e quelli psichici sono quindi riconducibili alle corazze in cui si esprime la sovraccarica cronica da cui dipende l'ipertono simpatico e la contrazione muscolare responsabile dei disturbi dei tessuti e delle funzioni sulle quali interferisce.

Le teorie di Reich sono alla base dell'analisi bioenergetica inaugurata da Lowen per il quale non è possibile sciogliere gli irrigidimenti muscolari senza risolvere il conflitto analogo di natura psichica, e neppure è possibile elaborare soltanto nevrosi perché il loro corrispondente corporeo non risolto ne manterrà i disturbi.

Boss e la modalità di essere-nel-mondo. Seguendo l'ipotesi dell'analisi esistenziale secondo cui lo psichico esprime la modalità con cui un corpo è nel mondo, Boss ritiene che la malattia esprime o l'unica modalità con cui il corpo si apre e si intenziona al mondo, o le modalità escluse che, non esprimendosi in un vissuto globale, si annunciano patologicamente. Da questo punto di vista le regioni del corpo colpite dalla malattia appartengono alla relazione col mondo patologicamente interrotta o esasperata. Non c'è dunque una psicogenesi o una somatogenesi che interagiscono in un rapporto causale, perché, in occasione della malattia corporea, è il rapporto col mondo ad essere alterato.

Schilder ha sottolineato come la percezione di un sintomo, il suo valore per il soggetto, le fantasie e i timori connessi sono legati all'immagine corporea che il paziente ha. Stress psicosociali e malattie psichiche aumentano l'incidenza dei disturbi dell'immagine corporea che si manifestano attraverso disturbi somatici che vanno a colpire parti e funzioni del corpo investite di significati simbolici consci e inconsci, che influenzano l'atteggiamento del soggetto verso il proprio corpo.

Secondo Cannon le malattie psicosomatiche sono dovute allo stress, ossia a risposte emozionali troppo intense o troppo a lungo mantenute che mettono in moto risposte fisiologiche e psicologiche il cui scopo è quello di attenuare lo stress. Il comportamento messo in atto può essere di «attacco» o di «fuga» secondo Cannon, o di «adattamento» secondo Selye. Quando gli sforzi del soggetto falliscono perché io stress supera la capacità di risposta, allora si è esposti a una vulnerabilità nei confronti della malattia dovuta ad un abbassamento delle difese dell'organismo.

McDougall e l'ipotesi psicodinamica. Il paziente psicosomatico è un soggetto incapace di formulare fantasie come mezzo di gratificazione di pulsioni istintuali. La carenza di fantasia fa sì che la sua attenzione sia accentrata sull'ambiente e sulla realtà esterna a cui il paziente psicosomatico è superadattato. L'insorgere dell'energia istintuale, in assenza di una rappresentazione fantastica in cui potersi esprimere, si scarica sul corpo con risultati deleteri.

Alexander e la nevrosi d'organo. Alexander introduce la distinzione tra i sintomi dell'isteria che scaricano sul corpo una tensione psichica, e le nevrosi d'organo causate da modificazioni fisiologiche che accompagnano lo stato emotivo. Sul piano psicodinamico si instaura quindi una differenza tra il sintomo di conversione che esprime simbolicamente il conflitto rimosso, e la nevrosi d'organo che, come concomitante fisiologica, non simbolizza nulla e non soddisfa alcunché. Per quanto concerne i diversi modi di ammalarsi a livello di nevrosi d'organo, Alexander si rifà alle funzioni del simpatico e del parasimpatico che regolano le funzioni vegetative, perché il simpatico agisce principalmente sui processi catabolici di mobilitazione delle risorse energetiche per far fronte a situazioni d'emergenza, mentre il parasimpatico stimola i processi anabolici di accumulo delle riserve di energia. I due sistemi sono in molti casi antagonisti nel senso che la stimolazione dell'uno inibisce l'attività dell'altro. Da queste premesse Alexander definisce l'attività del simpatico come una preparazione dell'organismo alla lotta e alla fuga, e l'attività del parasimpatico come una recessione delle attività rivolte all'esterno, quindi un «ritiro vegetativo. All'iperattività dei due sistemi Alexander riconduce la prima distinzione delle nevrosi d'organo, e precisamente: alla repressione degli istinti di lotta e fuga i quadri sintomatici dei disturbi cardiaci, vascolari, delle cefalee e dell'artrite reumatoide, mentre al ritiro vegetativo i disturbi gastrointestinali e i disturbi respiratori dove, invece di un'azione rivolta all'esterno, abbiamo una modificazione autoplastica sostitutiva dell'azione.

Leggi anche, sul blog, il post a proposito del concetto di 'alexitimia'.

 

Ultima modifica: 4/01/2008