Le Paramnesie: i fenomeni Déjà vu, déjà entendu, déjà fait, déjà pensé

Il fenomeno del déjà vu Tra quelle che si definiscono paramnesie l'esperienza del déjà vu è una situazione nuova che viene però percepita come «già vista».

Tale esperienza, detta anche falso riconoscimento, è spesso vissuta con la sensazione di sapere cosa accadrà dopo.

Il déjà vu è dunque la sensazione di aver vissuto precedentemente un avvenimento oppure una situazione che si sta verificando.

Il termine fu creato dallo psicologo francese, Emile Boirac nel libro L'Avenir des sciences psychiques ("Il futuro delle scienze psichiche").

L'esperienza del déjà vu è accompagnata da un forte senso di familiarità, ma di solito anche dalla consapevolezza che non corrisponde realmente ad una esperienza vissuta (e quindi si vive un senso di "stranezza): l'esperienza "precedente" è perlopiù attribuita razionalmente ad un sogno, mentre in altri casi c'è la ferma sensazione che l'esperienza sia davvero accaduta nel passato.

Fenomeni di déjà vu sono frequentemente descritti nel disturbo di conversione nel quale l'esperienza può durare ore o giorni, mentre negli individui normali permane al massimo qualche secondo.

La sensazione di familiarità del déjà vu può essere spiegata:

come un'errata generalizzazione di esperienze passate applicata a una situazione che risulta parzialmente somigliante;

come la perseverazione di uno stato emotivo precedentemente causato da una difficoltà di adattamento al contesto presente;

come il ricordo di fantasie inconsce riattivato dalla situazione attuale.

Simili al déjà vu sono il déjà entendu (la sensazione di aver già sentito qualcosa), il déjà fait (quello che sta succedendo è già accaduto in precedenza) il déjà pensé come sensazione di aver già formulato in passato il medesimo pensiero.

Per tentare di spiegare scientificamente il fenomeno, una possibile ipotesi generale sembra essere quella di una sensazione di familiarità (e quindi: "già visto") falsa, e cioè dovuta ad una alterazione (patologica o momentanea; selettiva o pervasiva) delle funzioni cognitive di attenzione e memoria.

Questo senso di familiarità, ad alto valore emotivo, si può talora estendere a tutti gli elementi presenti in quel momento nell'ambiente percepibile, anche se nuovi.

Il déjà vu è un fenomeno molto comune.

In una ricerca del 2003 Alan Brown, psicologo alla Southern Methodist University, ha stimato che il 60% della popolazione abbia avuto almeno una volta nella vita un'esperienza di tal genere.

È stata trovata una correlazione clinica tra déjà vu e disturbi mentali come ad esempio i disturbi d'ansia, in particolare inelle situazioni di attacchi di panico. Tuttavia, la più forte associazione patologica del déjà vu è con l'epilessia del lobo temporale, ovvero con una affezione di tipo strettamente neurologico.

L'esperienza invece di jamais vu, detta anche misconoscimento, è un'esperienza in cui il soggetto percepisce situazioni a lui ben note come estranee.

Può verificarsi nella schizofrenia, in alcune crisi epilettiche, in stati di tossicità oppure di affaticamento. Rientrano in questo campo il convincimento che individui o cose abbiano subito improvvisi cambiamenti o vere e proprie trasformazioni, o abbiano cambiato totalmente fisionomia (vedi, a tale proposito, il post sulla sindrome di Capgras, o Illusione del Sosia ).

Domande frequenti sui fenomeni “déjà”

Che cosa sono il déjà vu e i fenomeni “déjà” correlati?

Sono le cosiddette paramnesie: sensazioni di familiarità verso qualcosa che in realtà si sta vivendo per la prima volta. Oltre al déjà vu (“già visto”) esistono varianti come il déjà entendu (già sentito), il déjà fait (già fatto) e il déjà pensé (già pensato). Sono esperienze legate al modo in cui la memoria elabora le informazioni.

Il déjà vu è un fenomeno comune?

Sì, molto. Gli studi stimano che una larga parte della popolazione ne faccia esperienza almeno una volta nella vita. Nella maggior parte dei casi si tratta di un fenomeno del tutto normale, che dura pochi secondi e non ha alcun significato clinico.

Perché si verifica il déjà vu?

Le ipotesi scientifiche sono diverse: si pensa a un momentaneo “errore” nei processi di riconoscimento della memoria, in cui una nuova esperienza viene percepita come familiare. Le aree cerebrali coinvolte sono quelle legate alla memoria, come l’ippocampo e le regioni del lobo temporale.

Il déjà vu è collegato all’ansia?

Può esserlo. In alcune persone questi fenomeni si presentano con maggiore frequenza in condizioni di ansia o di forte stress, e talvolta in associazione ad attacchi di panico o a sensazioni di estraniamento. Questo non significa che chi prova un déjà vu abbia un disturbo: dipende dalla frequenza, dall’intensità e dal contesto in cui si manifesta.

Quando è il caso di parlarne con uno specialista?

Quando questi fenomeni diventano molto frequenti, prolungati, o si accompagnano ad ansia, disorientamento o disagio significativo, può essere utile un confronto con un medico specialista, che potrà valutare il quadro nel suo insieme. Il Dr. Francesco Giubbolini, medico psichiatra e psicoterapeuta, riceve nel suo studio a Siena.

I fenomeni “déjà” accompagnano spesso ansia o stati di forte stress

Quando queste sensazioni si presentano di frequente o si accompagnano ad ansia, attacchi di panico o momenti di disorientamento, può essere utile parlarne con uno specialista. Il Dr. Francesco Giubbolini, medico psichiatra e psicoterapeuta, riceve nel suo studio a Siena.

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