Disturbi dell'alimentazione: Bulimia

La bulimia, psicopatologia e clinica dei disturbi dell'alimentazione

Home - Elenco pubblicazioni - Titoli - Argomenti di clinica e terapia - Chi siamo - Contatti

Terapia psicodinamica - Terapia individuale e di gruppo - Link

 

I Disordini del comportamento alimentare: Generalità >> Anoressia >> Bulimia

 


DISORDINI ALIMENTARI COME DISTURBI ETNICI: PSICOPATOLOGIA DELLA BULIMIA NERVOSA

Femminile e maschile nel ciclo vitale e nella società, Atti del II Convegno nazionale AP-SIMP

La Bulimia Nervosa (B.N.) è un disordine del comportamento alimentare attualmente considerato entità clinica separata dall'Anoressia Mentale (A.M.). Quadro clinico di recente acquisizione, ha assunto negli ultimi decenni sempre maggiore importanza.
Una interessante chiave di lettura della B.N. può essere fornita dagli studi antropo-analitici di George Devereux che ha introdotto e sviluppato il concetto di "Disturbo Etnico", sttolineando le complesse relazioni esistenti tra cultura, individuo e psicopatologia; l'analisi di tali relazioni può chiarire il perché della relativa scomparsa di talune forme psicopatologiche e la comparsa di altre, e ci appare particolarmente utile per la comprensione dei disturbi dell'alimentazione ed in particolare del fenomeno bulimico.
Parlare di disturbi etnici presuppone la necessità di considerare una forma psicopatologica, qualunque essa sia, non solo nell'aspetto clinico ma soprattutto in quanto problema culturale. La Grande Isteria rappresentava un quadro clinico tipico dell'800 ed esprimeva, in una forma compatibile con il contesto culturale del tempo, la crisi dell'identità femminile; i disturbi dell'alimentazione, oggi, assurgono ad espressione critica dei dilemmi di quella stessa identità, utilizzando una espressione "formale" diversa in sintonia con il contesto culturale attuale. E' ciò che potremmo definire un fattore pato-plastico, culturalmente indotto, ed è ovvio che le analogie tra isteria e disturbi alimentari devono fermarsi qui trattandosi di forme di disagio psichico, dal punto di vista psicopatologico, radicamlmente diverse.1 criteri essenziali che consentono ad un disturbo psicopatologico di essere definito "etnico" sono i seguenti:
1) Frequente nella cultura in questione rispetto ad altre forme di disagio psichico.
2) Presenza di una continuità formale tra elementi normali dell'ambiente socio-culturale e sintomi, considerati come espressione estrema e patologica dei suddetti elementi.
3) Il disturbo mostra conflitti normalmente diffusi nella popolazione.
4) Il disturbo può rappresentare la tappa finale, comune, di espressione di disagi psichici i più diversi.
5) Il disturbo mostra la strutturazione di un profilo di devianza, ovvero consente un comportamento deviante pur rimanendo nell'ambito di ciò che è socialmente accettato.
Disturbi alimentari ed isterici, in questo senso, esprimono analoghe contraddizioni: ciò che cambia è la forma di tale espressione, poiché è cambiato il contesto culturale in cui tali disagi, peraltro sensibilmente diversificabili, si manifestano; inoltre, il disturbo etnico consente in entrambi i casi la strutturazione di un'identità personale attraverso una devianza socialmente tollerata.
Vi è una sottile e singolare corrispondenza tra i fattori che definiamo etnici e le specificità psicopatologiche individuali che possono spiegare la rilevante diffusione attuale dei disturbi alimentari: negli ultimi decenni, nel mondo occidentale, in una società benestante e talora opulenta, si è diffuso un ideale di bellezza incentrato sull'immagine della magrezza.L'ideale della magrezza vive il grasso come difetto morale e la snellezza come ideale da perseguire; esiste altresì un rapporto stretto tra grassezza, fertilità e riproduzione di cui i disturbi alimentari esprimono simbolicamente il rifiuto. E' questo l'humus culturale che innesca ed amplifica l'espressione di un disagio, dalle remote radici, che coinvolge l'immagine corporea, il ruolo sociale femminile così come quello sessuale.
Il cibo e l'atto del cibarsi si colorano di connotazioni simboliche complesse ed articolate.
Hilde Bruch nel descrivere le caratteristiche psicopatologiche distintive dell'anoressia mentale, ha sottolineato la pervasiva sensazione di "ineffettualità" di cui le pazienti anoressiche soffrono, facendola risalire, in modo quanto mai penetrante, ad una lacuna di "nulla" posta al centro del sé anoressico. Area di non-essere in grado di determinare un lo debole e deforme.L'esperienza psicologica universale legata all'alimentazione è quella del rapporto diadico: il bambino, sin dalle primissime fasi della vita, instaura con la madre-nutrice transazioni affettivo-emotive mediate dal cibo. M. Selvini Palazzoli sottolinea come, attraverso un adeguato soddisfacimento dei bisogni, il bambino giunga alla consapevolezza della propria identità corporea; la progressiva maturazione biologica, nel bambino, del sistema sensoriale diacritico è strettamente connessa alla adeguatezza del rapporto empatico-transazionale con la madre-nutrice ed è all'inadeguato sviluppo di questo sistema che si può far risalire lo strutturarsi dell'alterazione dell'immagine corporea caratteristica peculiare dell'Anoressia Mentale.Il "nulla" che tanta importanza riveste nella psicopatologia anoressica si struttura nel Sé come conseguenza della scissione esistente tra aspetto materiale della nutrizione e componenti affettive legate a questa. Non si tratta semplicemente di carenza, quanto piuttosto di un'incongruità insita nell'atto del nutrire che limita e deforma la strutturazione dell'Io del bambino. Com'è noto, tale strutturazione comprende la coscienza di sé come distinzione dagli altri; l'Anoressia rappresenta così la contraddizione di una presenza fisica che può esistere solo nella misura in cui riesce, come tale, a negarsi: l'ideale dell'Io è proiettato al di -fuori della dimensione corporea: l'Io anoressico esclude il proprio corpo e, di conseguenza, si ritrae dal mondo. Nella Bulimia Nervosa le componenti affettive legate alla nutrizione sono state, più che incongrue, insufficienti. La psicopatologia della Bulimia Nervosa è incentrata sul sentimento di "vuoto", di vacuo, nel senso di carente, insufficiente.
E' la psicopatologia del vuoto che denota l'essere bulimicó e che esprime la significativa privazione emotiva sofferta da questi pazienti nelle prime relazioni parentali; è intorno a questa penosa sensazione di vuoto che si struttura, in tutta la sua complessità, l'assetto psicopatologico bulimico. Questo è sovente nascosto da una particolare struttura di personalità, definita 'falso-Sé pseudoindipendente" struttura rigida e tendenzialmente ossessiva, che cela sentimenti di bisogno, iperdipendenza e scarsa autostima. Se l'Anoressia comporta una negazione, che è stata definita delirante, della dimensione corporea, è invece un vissuto di "estraneità" quello che si prova, nella Bulimia, rispetto al proprio corpo: il corpo fisico è vissuto come "altro", estraneo, marginale rispetto al Sé. In questo senso la crisi bulimica, durante la quale si agiscono sentimenti di rabbia, tristezza ed abbandono, rappresenta la ricerca di una forma di compenso e di un mezzo di soddisfazione e, contemporaneamente, il tentativo di riappropriarsi di una dimensione corporea che si avverte essere in pericolo, ma che pure esiste; inoltre, tende ad assumere il significato di riempire (di cibo, appunto) un vuoto: tale tentativo è destinato al fallimento ed a riproporre il comportamento bulimico poiché esclude ancora una volta la componente affettiva, diadica, della nutrizione e ripropone la scissione tra corpo fisico e corpo vivente. Nella Bulimia, caratterizzata clinicamente dall'alternarsi di periodi di ristrettezze alimentari ad altri di abbuffate, è evidente l'oscillare tra l'accettazione ed il rifiuto: del ruolo femminile e dell'identità sessuale, della dimensione corporea e del proprio essere al mondo.
In questo senso la psicopatologia della Bulimia si discosta radicalmente da quella dell'Anoressia, paragonata dalla Bruch ad una psicosi schizofrenica, e ricorda piuttosto la ciclicità di un Disturbo Bipolare.
La Bulimia Nervosa può essere considerata un nuovo modello psicopatologico, distinto da quello dell'Anoressia Mentale. Nei confronti di questa vi è una parziale sovrapposizione formale, ma anche aree di peculiare specificità psicopatologica oltreché clinica.
E' ipotizzabile che fattori di costume e socio-culturali possano consentire, oggi, la massima espressività di tale disturbo e possano anche, in qualche misura, innescare ed amplificare fattori psicopatologici individuali latenti.

 

Leggi anche: terapia della bulimia nervosa

(ultima modifica: 29 marzo 2010)

BIBLIOGRAFIA
1) Galimberti U.: Psichiatria e fenomenologia, Feltrinelli, Milano, 1979 2) Gordon R.A.: Anoressia e Bulimia, Cortina, Milano, 1991
3) Devereux G.: Saggi di etnopsichiatria generale, Armando, Roma, 1978 4) Selvini Palazzoli M.: L'anoressia Mentale, Feltrinelli, Milano, 1979 5) Bruch H.: Patologia del comportamento alimentare, Feltrinelli, Milano, 1982

francesco giubbolini, medico psicoterapeuta siena firenze